Il digiuno intermittente

Non una dieta, ma un modo di usare il tempo per rimettere in moto il metabolismo. Come funziona, per chi è, per chi no, e come lo seguo in studio.

Al digiuno intermittente ci sono arrivato perché il mio primo paziente sono stato io. Avevo una disbiosi intestinale di tipo fermentativo, anche se allora non sapevo chiamarla così, ed ero convinto di mangiare benissimo: fette biscottate a colazione, biscotti, pane, pasta… tutto cibo che fermenta. Stavo male e non capivo perché, finché ho notato una cosa: l'unico momento in cui stavo bene era quando non mangiavo. Da lì è partito un esperimento su me stesso, trentasei ore di sola acqua fatte più d'intuito che di conoscenza (oggi non lo consiglierei così a nessuno), e poi anni di studio della letteratura scientifica per capire che cosa succede davvero al corpo quando smette di mangiare per qualche ora.

Oggi il digiuno intermittente è la pratica che mi ha dato le più belle soddisfazioni professionali: l'ho visto cambiare il peso, la glicemia, i trigliceridi e il modo in cui le persone si sentono dopo i pasti. Non è magia e non è per tutti: è uno strumento, e come ogni strumento va capito prima di essere usato.

Perché funziona: lo switch metabolico

Il nostro corpo ha due modi di procurarsi energia. Nelle ore dopo un pasto usa il glucosio e, grazie all'insulina, mette da parte quello che avanza: come glicogeno nel fegato e nel muscolo, come grasso nel tessuto adiposo. Quando passano più di 12 ore dall'ultimo pasto, le riserve di glicogeno del fegato si esauriscono, l'insulina scende ai minimi e il corpo cambia carburante: libera gli acidi grassi dal tessuto adiposo e li trasforma, nel fegato, in corpi chetonici. Questo passaggio è lo switch metabolico, e di solito avviene tra le 12 e le 16 ore di digiuno, prima se ci si muove.

Il punto che molti non colgono è che i chetoni non sono solo un carburante di riserva. Sono una molecola segnale: abbassano l'infiammazione, accendono i sistemi di riparazione cellulare e nel cervello stimolano la produzione di fattori di crescita neuronale. Chi mangia dalla colazione alle undici di sera non raggiunge mai questo stato: il motore gira sempre a glucosio e le riserve non vengono mai toccate.

Mark Mattson, il neuroscienziato che ha guidato per quasi vent'anni il laboratorio di neuroscienze del National Institute on Aging e studia il digiuno da più di venticinque anni, nel 2025 ha formalizzato su Nature Metabolism un'idea che condivido in pieno: il beneficio non sta nel digiuno in sé, ma nell'alternanza. La fase di digiuno attiva le vie della resistenza allo stress e della pulizia cellulare; la fase di rialimentazione attiva le vie della crescita e della ricostruzione. È il ciclo a fare la differenza, non la privazione. Per questo il digiuno intermittente non è una dieta chetogenica cronica e non è una restrizione calorica spalmata su tutta la giornata.

Per chi è: cosa dicono gli studi, condizione per condizione

Sovrappeso e obesità

Gli studi randomizzati più lunghi sono chiari e vanno letti con onestà. Una finestra di 8 ore senza contare le calorie, per 12 mesi, fa perdere in media 4,6 kg in più rispetto a chi mangia come al solito; lo stesso risultato della restrizione calorica classica, ma senza pesare il cibo e senza contare nulla[1]. Quando invece si aggiunge la finestra temporale a chi già conta le calorie, non si perde di più[2]. E se si cambia solo l'orario senza cambiare nient'altro, il risultato è modesto[3].

La lettura corretta è questa: il digiuno intermittente non brucia grasso per magia. Rende più semplice mangiare meno e meglio, e in più dà al corpo ogni giorno una finestra di ore in cui l'insulina è bassa e il grasso di deposito viene usato. La finestra da sola non basta: dentro ci va un piatto fatto bene.

Insulino-resistenza e prediabete

Qui c'è un dato che trovo bellissimo. In un piccolo studio controllato, su otto uomini con prediabete, mangiare in una finestra di 6 ore con cena entro le 15 ha migliorato la sensibilità all'insulina, la funzione delle cellule beta del pancreas, la pressione e lo stress ossidativo anche senza perdere peso, perché i partecipanti venivano alimentati apposta per mantenerlo stabile[4]. Vuol dire che il tempo in cui si mangia agisce sul metabolismo in modo indipendente dalla bilancia. Nei pazienti con sindrome metabolica già in terapia con statine e antipertensivi, una finestra di 10 ore ha ridotto peso, pressione e colesterolo aterogeno in aggiunta ai farmaci[5].

Diabete di tipo 2

È il campo in cui ho avuto i risultati più belli, e anche quello in cui bisogna essere più precisi.

Negli adulti con diabete di tipo 2 e obesità, 8 ore di finestra senza contare le calorie per 6 mesi hanno ridotto il peso del 3,6% e l'emoglobina glicata di quasi un punto (-0,91%), un risultato sull'emoglobina identico a quello della restrizione calorica, ma con una perdita di peso maggiore e un'aderenza migliore[6]. A 12 mesi, il digiuno due giorni a settimana si è dimostrato equivalente alla dieta ipocalorica continua sull'emoglobina glicata[7]. Anche nei pazienti in terapia insulinica il digiuno intermittente, seguito con monitoraggio continuo della glicemia, ha abbassato l'emoglobina glicata e ridotto la dose di insulina senza ipoglicemie gravi[8].

Il dato più interessante arriva da uno studio cinese del 2023: dopo tre mesi di dieta intermittente a restrizione calorica, il 47% dei partecipanti ha raggiunto la remissione del diabete (emoglobina glicata sotto 6,5% per almeno tre mesi senza alcun farmaco) contro il 3% del gruppo di controllo, e il 44% la manteneva a un anno[9]. Sono 72 persone in un solo centro, quindi va confermato, ma dice una cosa che molti pazienti non sanno: il diabete di tipo 2 non è necessariamente una malattia che peggiora per forza.

Nella mia esperienza i risultati più belli li ho visti proprio nei pazienti diabetici in terapia con metformina: con il digiuno intermittente, la dietoterapia e uno stile di vita sano, le dosi sono state ridotte gradualmente sulla base della glicemia a digiuno, e in diversi pazienti il farmaco è stato sospeso del tutto al raggiungimento dell'euglicemia. Le dosi di metformina, e di qualunque altro farmaco, si modificano solo sotto controllo medico e sulla base degli esami. Non si sospende mai una terapia da soli.

Fegato grasso (steatosi metabolica)

Nei pazienti con steatosi, otto settimane di finestra di 8 ore riducono il grasso nel fegato di oltre tre punti percentuali assoluti alla risonanza, con miglioramento di transaminasi e glicemia, e funziona sia con la finestra al mattino sia con quella al pomeriggio[10]. In uno studio greco, tutti i gruppi in dieta mediterranea ipocalorica hanno perso peso, ma emoglobina glicata e insulino-resistenza sono migliorate solo nel gruppo con la finestra di 10 ore al mattino[11]. Una metanalisi a rete del 2026 su 19 studi conferma che la finestra temporale è la strategia più efficace per ridurre il grasso epatico, ma nessun tipo di digiuno ha migliorato la rigidità del fegato, cioè la fibrosi[12].

Infiammazione, cervello, invecchiamento

Che il digiuno abbassi i marcatori di infiammazione e attivi l'autofagia è ben documentato sul piano dei meccanismi, e nei modelli animali protegge il cervello e allunga la vita[13]. Nell'uomo i dati su neurodegenerazione, tumori e longevità sono ancora indiretti: ne parlo volentieri in studio come fattore di prevenzione, non come cura. Chi promette altro, oggi, non sta leggendo gli studi.

Il digiuno e i farmaci: prima, accanto, a volte al posto

Oggi molti pazienti arrivano in studio chiedendo la semaglutide. Capisco perché: è un farmaco efficace. Nello studio registrativo fa perdere il 15% del peso in 68 settimane[14] e nei pazienti con malattia cardiovascolare riduce del 20% infarti, ictus e morte cardiovascolare[15]. Sono numeri veri e non li nascondo.

Ma i numeri vanno letti fino in fondo. Un anno dopo la sospensione del farmaco, i partecipanti avevano ripreso due terzi del peso perso e i parametri metabolici erano tornati verso il punto di partenza[16]. Uno su sei ha interrotto il trattamento per effetti collaterali[15]. E il farmaco non insegna nulla: quando si smette, il corpo torna esattamente dov'era, perché nulla è cambiato nel modo di mangiare e nel modo in cui il metabolismo usa le riserve.

Il digiuno intermittente fa perdere meno peso, questo è onesto dirlo: il 4-5% a un anno nei soggetti obesi, il 3-4% in sei mesi nei diabetici. Ma non costa nulla, non ha effetti collaterali rilevanti se fatto bene, e allena una capacità che resta: quella di usare il grasso di deposito e di stare bene senza mangiare ogni tre ore.

Nessuno studio ha mai confrontato direttamente i due approcci, quindi chi dice che uno sostituisce l'altro sta parlando per convinzione, non per dati. La mia posizione è questa: il digiuno intermittente viene prima dei farmaci, quando il problema è all'inizio; accanto ai farmaci, quando ci sono già e servono, perché migliora i risultati e spesso permette di ridurli; e in alcuni casi, scelti con il medico e seguiti con i controlli, al posto dei farmaci. Deprescrivere farmaci e prescrivere alimenti è possibile. Ma si fa con i numeri in mano, non con gli slogan.

Per chi non è

Come lo seguo in studio

Non prescrivo un protocollo uguale per tutti. Di solito si parte da 12 ore di digiuno notturno, che per molti significa solo smettere di mangiare dopo cena, e si allunga gradualmente nel giro di qualche settimana fino alle 16 ore (il 16:8), anticipando la cena o ritardando la colazione. Chi è già abituato a saltare la colazione può partire direttamente dalle 16 ore. Andare per gradi non rende il digiuno più efficace, ma lo rende più facile da tenere, ed è questo che fa la differenza nel tempo.

C'è poi un aspetto pratico che spesso sfugge: per molti digiunare significa semplicemente saltare la colazione, e la colazione, quando è fatta di fette biscottate, biscotti, cereali, succhi di frutta e merendine, è spesso il pasto peggiore della giornata. In molti casi non mangiare affatto è meglio che cominciare la giornata così.

Nelle ore di digiuno si assumono acqua, caffè, tè e tisane non zuccherati. Nelle ore in cui si mangia, si mangia davvero: la metà del piatto di verdura, proteine a ogni pasto, olio extravergine d'oliva, niente sgarri "perché tanto ho digiunato". La finestra senza un piatto fatto bene è metà del lavoro.

La finestra al mattino (colazione e pranzo, cena presto) sembra funzionare meglio sull'insulina e sulla glicemia; quella al pomeriggio è più facile da tenere in una famiglia italiana e sul fegato grasso funziona altrettanto bene. Si sceglie quella che si riesce a mantenere, perché un protocollo perfetto che dura due settimane non serve a nessuno.

I controlli sono quelli che contano per il metabolismo: glicemia e insulina a digiuno, emoglobina glicata, trigliceridi e colesterolo, transaminasi, proteina C reattiva ad alta sensibilità. Si ripetono dopo tre mesi e su quei numeri, non sulle sensazioni, si decide se e come rimodulare i farmaci. Chi fa movimento, anche solo camminare nelle ore di digiuno, anticipa lo switch e protegge il muscolo; a chi perde peso consiglio sempre di aggiungere esercizio contro resistenza, perché una parte del peso perso con il digiuno può essere massa magra[3].

Il libro

Copertina del libro La Scienza del Digiuno Intermittente di Mark P. Mattson

La Scienza del Digiuno IntermittenteMark P. Mattson · edizione italiana a cura del Dott. Alessandro Sfregola · La Traccia Buona edizioni

Ho curato l'edizione italiana di The Intermittent Fasting Revolution di Mark P. Mattson, La Scienza del Digiuno Intermittente (La Traccia Buona edizioni): ne ho curato la traduzione e ne ho scritto la prefazione. Mattson ha guidato per quasi vent'anni il laboratorio di neuroscienze del National Institute on Aging e studia gli effetti del digiuno da più di venticinque: non è arrivato al digiuno per moda, è uno dei ricercatori che ne hanno costruito le basi. Molti libri si fermano al protocollo, sedici ore, otto ore, due giorni… lui spiega il perché, ed è il perché che volevo arrivasse ai miei pazienti.

Domande frequenti

Il caffè rompe il digiuno?
No, se è senza zucchero e senza latte. Lo stesso vale per tè e tisane. Un cucchiaino di zucchero sì: alza l'insulina e chiude la finestra.
Perdo muscolo?
Può succedere se si digiuna mangiando poche proteine e stando fermi. Proteine a ogni pasto nella finestra e esercizio contro resistenza due volte a settimana lo evitano.
Va bene per le donne?
Sì, con qualche attenzione in più: nelle donne in età fertile seguo ciclo, sonno e segnali di stress, e preferisco finestre più morbide (12-14 ore) nelle prime settimane. I dati specifici sulle donne sono ancora pochi e lo dico chiaramente.
Quanto ci vuole per vedere risultati?
Sulla sonnolenza dopo i pasti e sulla fame, pochi giorni. Sul peso, qualche settimana. Sugli esami del sangue, tre mesi.
Posso farlo da solo?
Capire come funziona il digiuno è una cosa, decidere da soli se, come e quando farlo è un'altra. Se sei sano e non prendi farmaci, partire con 12 ore di digiuno notturno è un passo sicuro. Per andare oltre, e in ogni caso se hai il diabete, prendi farmaci o rientri nelle situazioni elencate sopra, il digiuno si fa in un percorso seguito da un medico.

Da dove partire

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Bibliografia

  1. Lin S, Cienfuegos S, Ezpeleta M, et al. Time-Restricted Eating Without Calorie Counting for Weight Loss in a Racially Diverse Population: A Randomized Controlled Trial. Ann Intern Med 2023;176(7):885-895. PMID 37364268 · doi.org/10.7326/M23-0052
  2. Liu D, Huang Y, Huang C, et al. Calorie Restriction with or without Time-Restricted Eating in Weight Loss. N Engl J Med 2022;386(16):1495-1504. PMID 35443107 · doi.org/10.1056/NEJMoa2114833
  3. Lowe DA, Wu N, Rohdin-Bibby L, et al. Effects of Time-Restricted Eating on Weight Loss and Other Metabolic Parameters in Women and Men With Overweight and Obesity: The TREAT Randomized Clinical Trial. JAMA Intern Med 2020;180(11):1491-1499. PMID 32986097 · doi.org/10.1001/jamainternmed.2020.4153
  4. Sutton EF, Beyl R, Early KS, et al. Early Time-Restricted Feeding Improves Insulin Sensitivity, Blood Pressure, and Oxidative Stress Even without Weight Loss in Men with Prediabetes. Cell Metab 2018;27(6):1212-1221. PMID 29754952 · doi.org/10.1016/j.cmet.2018.04.010
  5. Wilkinson MJ, Manoogian ENC, Zadourian A, et al. Ten-Hour Time-Restricted Eating Reduces Weight, Blood Pressure, and Atherogenic Lipids in Patients with Metabolic Syndrome. Cell Metab 2020;31(1):92-104. PMID 31813824 · doi.org/10.1016/j.cmet.2019.11.004
  6. Pavlou V, Cienfuegos S, Lin S, et al. Effect of Time-Restricted Eating on Weight Loss in Adults With Type 2 Diabetes: A Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open 2023;6(10):e2339337. PMID 37889487 · doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2023.39337
  7. Carter S, Clifton PM, Keogh JB. Effect of Intermittent Compared With Continuous Energy Restricted Diet on Glycemic Control in Patients With Type 2 Diabetes: A Randomized Noninferiority Trial. JAMA Netw Open 2018;1(3):e180756. PMID 30646030 · doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2018.0756
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  11. Tsitsou S, Bali T, Adamantou M, et al. Effects of a 12-Week Mediterranean-Type Time-Restricted Feeding Protocol in Patients With Metabolic Dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease: A Randomised Controlled Trial — The 'CHRONO-NAFLD Project'. Aliment Pharmacol Ther 2025;61(8):1290-1309. PMID 40017349 · doi.org/10.1111/apt.70044
  12. Abu Suilik H, Farid Gadelmawla A, Rifai M, et al. Intermittent fasting strategies for metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease: A systematic review and frequentist network meta-analysis of randomized controlled trials. Clin Nutr ESPEN 2026;75:103415. PMID 42342126 · doi.org/10.1016/j.clnesp.2026.103415
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Altre fonti citate nel testo: Mattson MP. The cyclic metabolic switching theory of intermittent fasting. Nat Metab 2025;7:665-678. PMID 40087409 · doi.org/10.1038/s42255-025-01254-5 — Anton SD et al. Flipping the Metabolic Switch. Obesity 2018;26:254-268. PMID 29086496 — Wang X et al. Intermittent fasting versus continuous energy-restricted diet for patients with type 2 diabetes mellitus and metabolic syndrome: meta-analysis. Diabetes Res Clin Pract 2021;179:109003. PMID 34391831 — Patikorn C et al. Intermittent Fasting and Obesity-Related Health Outcomes: An Umbrella Review. JAMA Netw Open 2021;4(12):e2139558. PMID 34919135 — Uldal S et al. Is Time-Restricted Eating Safe in the Treatment of Type 2 Diabetes? Nutrients 2022;14(11):2299. PMID 35684097.