Molti pazienti arrivano nel mio studio avendo ricevuto prescrizioni di statine basate solo sul valore della colesterolemia totale, che riflette il colesterolo presente in tutte le classi di lipoproteine.
Le lipoproteine sono proteine prodotte dal fegato che, riversate nel torrente ematico, traghettano colesterolo e trigliceridi alle cellule. Si dividono in VLDL (trasportano soprattutto trigliceridi), LDL (il “colesterolo cattivo”, associato a rischio cardiovascolare quando elevato) e HDL (il “colesterolo buono”, che recupera il colesterolo in eccesso e lo riporta al fegato).
Analizzando il solo colesterolo totale non è possibile stabilire come questo sia distribuito nelle diverse lipoproteine, eppure viene spesso visto come il “grande cattivo” da tenere preferibilmente sotto i 200 mg/dl.
Ricerche recenti suggeriscono che, per una valutazione più accurata del rischio cardiovascolare, convenga guardare oltre il singolo valore e considerare i Rapporti Lipidici:
Colesterolo Totale/HDL — ottimale < 4.0, desiderabile < 5.0. LDL/HDL — ottimale < 2.5, accettabile < 3.5. Trigliceridi/HDL — ottimale < 2.0, indicatore di rischio in presenza di sindrome metabolica.
Questi rapporti misurano l’equilibrio tra “grassi buoni” e “grassi cattivi” nel sangue, offrendo una prospettiva più dettagliata sulla predisposizione alle malattie cardiache.
Un caso dalla pratica. Un paziente stava per iniziare una terapia a vita con statine per un colesterolo totale di 221 mg/dl. L’analisi completa del panel lipidico ha però rivelato un BASSO rischio cardiovascolare grazie agli alti livelli di HDL (72 mg/dl). Questo mi ha permesso di deprescrivere il farmaco e concentrarmi su un approccio nutrizionale mirato.
Il consiglio. Non fermatevi al colesterolo totale: chiedete sempre di valutare i rapporti lipidici per un quadro completo della vostra salute cardiovascolare.
Dott. Alessandro Sfregola