Per la maggior parte di noi la giornata non può iniziare senza un buon caffè. Dopo l’acqua è la prima bevanda consumata in Italia: il 91% della popolazione ne beve almeno una tazzina al giorno. Essendo una costante alimentare, vale la pena capirne l’impatto sulla salute.
La caffeina è la sostanza psicoattiva responsabile dell’effetto energizzante: supera la barriera ematoencefalica e contrasta l’adenosina, il neurotrasmettitore che accumulandosi durante il giorno aumenta la sonnolenza. In dosi moderate (40-300 mg) riduce affaticamento e tempo di reazione e aumenta la vigilanza. Un espresso contiene ~60 mg di caffeina, una moka ~100 mg: un consumo moderato è di 1-3 caffè al giorno.
Ma il caffè non è solo caffeina. Il suo consumo, rispetto alla non assunzione, è stato associato a un minor rischio di: malattie cardiovascolari (rischio più basso a 2-3 tazze/die), diabete di tipo 2 (anche col decaffeinato), calcoli biliari e renali, malattia di Parkinson e Alzheimer, e alcuni tumori (endometrio, epatocellulare). Uno studio del 2024 su pazienti con carcinoma del colon-retto ha associato il caffè a un minor rischio di recidiva e mortalità.
Di contro, 5 o più tazzine al giorno espongono ai rischi dell’eccesso di caffeina: reflusso, gastrite, ansia, tremori e, nei casi limite, ipertensione e tachicardia. Attenzione in gravidanza: massimo 200 mg/die (circa 2 caffè); nessun problema per il decaffeinato.
Da medico chirurgo sottolineo un aspetto spesso trascurato: il caffè interagisce con molti farmaci. Il consiglio è distanziarne il consumo di almeno 2 ore dall’assunzione di qualsiasi farmaco, sentendo sempre il proprio medico.
In conclusione, la pausa caffè può essere salutare, soprattutto se limitata a 2-3 volte al giorno e distanziata dai farmaci. Consigli: non prenderlo oltre le 17-18 per non disturbare il sonno; limitarlo in caso di gastrite e reflusso; e impararlo ad apprezzare amaro, senza zucchero né dolcificanti.
Dott. Alessandro Sfregola